Lancia Thema 8.32 - L'unica vettura LANCIA con motore FERRARI!

Nel 1955 Gianni Lancia abbandona per sempre il mondo della Formula 1, in seguito all'orribile scomparsa del suo pilota di punta, Alberto Ascari.

Cede 6 Lancia D50 da Formula 1 e il suo imbattibile progettista, Vittorio Jano, alla scuderia della Ferrari ed è quello il punto di incontro dei due marchi per la prima volta.

Negli anni '70, Lancia ha una piccola rivincita, precisamente nel '72, quando è pronta la Stratos e Enzo Ferrari non vuole cedere il V6 della Dino per quella che sarebbe diventata poi una leggenda assoluta del mondo del rally. Succede che Lancia "minaccia", di utilizzare il V6 marchiato Maserati. In quel periodo Maserati non era un marchio italiano, ma apparteneva alla Citroen, e Fiat non avrebbe potuto assolutamente permettere questo legame fra Francia-Lancia, nel mondo delle competizioni e dei rally, e fu così che Lancia ottenne il V6 della Dino. 

Si continua negli anni '80, con la LC2, che montava un V8 di origine Ferrari, in versione turbocompressa (un mostro sputafiamme!).

Arriviamo al 1986, il progetto incredibile, nel vero senso della parola, sulla Lancia Thema andrebbe montato un 3000 V8 di derivazione Ferrari 308 e Dino. Da qui l'8.32. 8 cilindri e 32 valvole; con una grande differenza: l'inclinazione del manovellismo, sulla Thema, è di 90° anzichè 180.

Ha un sound molto più muscoloso e rozzo come i V8 americani, un rumore da scoppi alternati quindi, per differenziare anche sonoricamente la Thema Ferrari, dalle Ferrari 308 e Mondial. 

1986, dunque, la macchina è già ordinabile e va pagata per intero, con il costo esattamente del doppio di una normale 16 valvole.

Per il collaudo di questo modello, sono stati interpellati, non solo piloti e collaudatori, ma anche 3 personaggi storici molto importanti, per il periodo in cui la Thema nacque (quindi la fine degli anni '80), il vicepresidente Umberto Agnelli, a cui venne affidata una 8.32 di colore blu, Cesare Romiti, che ebbe il compito di collaudare un'esemplare grigio e Vittorio Ghidella, amministratore delegato di Fiat Auto, una 8.32 di colore amaranto.

La consegna al cliente di questa 8.32 era di per se un evento, doveva avvenire in borgo San Paolo a Torino, dove venivano allestite anche le limousine, ed era speciale come il modello.

Quindi al cliente veniva consegnato uno speciale cofanetto, in radica, nel quale era custodito il depliant della vettura; ma era giustificato tutta questa acclamazione per una berlinona, trazione anteriore, con un motore Ferrari.

In un periodo storico in cui nessun costruttore se la passava effettivamente troppo bene, quello che sicuramente molti di noi si saranno chiesti è: ce la faceva o no a gestire questo grande motore? 

Prima di tutto, già che questo motore c'è è un godimento e sentirselo palpitare davanti, al cruscotto con strumenti Ferrari (fondo giallo e fondo scala arancione, con il volante inclinato come veniva montato sulle supercar) è una grande soddisfazione per la vista e per i sensi.

Buttando giù l'acceleratore sul dritto, e facendo cantare questo V8, non fa capire le sue intenzioni finchè non si inizia a superare i 6000 giri; il suono è una bellissima via di mezzo tra il sincopato delle Muscle Car americane e i nostri bei V8, piatti e sinuosi. Chiaramente è la primissima cosa che si nota con il primo impatto di quest'auto, e difficile pensare ad altro oltre al motore e a quello che si vede a primo impatto, ma bisogna dire che la seconda cosa più scoinvolgente, più interessante, quella che mi fa subito iniziare a farsi un'opinione di quest'auto, è lo sterzo.

Mai e poi mai si avrebbe creduto che lo sterzo sia così leggero e semplice da usare (si vede che è una macchina collaudata da dirigenti d'azienda), ma sicuramente con il pallino di emergere sugl'altri e di sopprimere gli altri, perchè con questa, in quel periodo, sul dritto, si andava ad ELIMINARE totalmente tutte le altre berlinone. La sorpresa quindi è che iniziando ad affrontare le curve, ovviamente non esagerando perchè non c'è da sfidare la fisica più di tanto, le ruote anteriori seguono abbastanza quello che gli viene detto.

E' un altro mondo, questa è una macchina per rappresentanza e non c'entra nulla con lo sport. Non è una macchina sportiva.

Tolto il primo dubbio che è quello che preoccupa di più, si passa al cambio. Abbastanza complesso da utilizzare, molto meno ovviamente dei cambi che utilizzavano le 308 e le Mondial, considerato il fatto che si parla di una macchina del 1987, i leveraggi e gli innesti delle marcie non sono pessimi, sono complessi. Si capisce dopo qualche ora come realmente va utilizzato il cambio e ci sono movimenti molto precisi che bisogna fare, altrimenti le marcie entrano male.

I comandi di frizione e cambio vanno dati con una grande secchezza, soprattutto nel passaggio tra 2° e 3° marcia.

Quindi senza dubbio potrebbe combattersela con ammiraglie disponibili a listino oggi, problema che chiaramente non si pone perchè non troverete qualcuno così fuori di testa, da mettersi a sfidare uno con una 8.32, sapendo benissimo che tra gli optionals della macchina c'erano mitragliatrici e pale da sepoltura.

Autore Alexander1997
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